Ho bisogno di coltivare le ossessioni fino in fondo, prima di potermene liberare.Note sur une forme de délire hypochondriaque consécutie aux dyspepsies et caracterisée principalement par le refus d’aliments « yellow letters (via batchiara)
(via batchiara)
Nel giorno in cui sono mandati a combattere i soldati possono piangere; ci sono quelli in piedi che lustrano le armi e ci sono quelli seduti a terra che lasciano scorrere le lacrime sulle guance. Ma lasciali pure, per una volta, ululare, perché poi mostreranno il coraggio di uno Zhuan Zhu o di un Cao Gui.Sun Tzu - L’arte della guerra
uno stare in silenzio a cercare tra tutte le mie parole migliori per dartele ancora una volta, per credere ancora una volta che mi stai leggendo e che ogni mia frase è un cerotto e sei quasi guarito e tra poco ritorni.Don’t you ever think that you might love me? « yellow letters (via batchiara)
(via batchiara)
Fine della fantasia
Questo corpo mai più ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è più vivo,
ché la terra, anche all’alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.
Non abbiamo che questa virtù: cominciare
ogni giorno la vita - davanti alla terra,
sotto un cielo che tace - attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l’alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivielo
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.
Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
- viva mano che sente la vita se tocca -
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell’alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l’alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
Altre volte svegliarsi nell’alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L’avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.
Posso scrivere i versi…
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.
E il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.
Lontano.
La mia anima non si rassegna d’averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d’averla persa.
Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
Se tu non mi vedi (Ishak Alioui)
Se tu non mi vedi non importa
Sarà il tuo profumo misto al mio
Ad avvicinarci senza mai lasciarci
Se tu non mi senti non importa
Sarà la melodia che i nostri cuori intonano
A far sì che le parole non servano
Se tu non mi conosci non importa
Ogni stella, ogni alba, ogni tramonto
Ti parleranno di me come mai
Avevi sentito
Se tu non mi trovi non importa
I nostri sentieri sanno già
In quale strada incrociarsi
Per non perdersi mai più
Prendi le mie parole
Fanne una collana da indossare
Tutti i giorni
Prendi le mie frasi e fanne una cornice,
nei giorni di tristezza e malinconia
Non ti sentirai più sola
Prendi il mio cuore
Rattoppato, ferito troppe volte
Ma vivo e pulsante
E ascolta cosa ti sussurra
Chiudi gli occhi
E fatti accompagnare nel mondo dei sogni
Dove io sarò lì ad aspettarti
Eterna presenza dei giorni tuoi
Ishak Alioui
Tu che hai guardato l’essere umanoCosì parlò Zarathustra
Sia come dio sia come pecora:
Sbranare il dio nell’essere umano
Come la pecora nell’essere umano,
E, sbranando, ridere;
Questa, questa, è la tua felicità!
Felicità di un felino e di un’Aquila!
Felicità di un poeta e di un folle!
All’aria rischiarata,
Quando già la falce della luna
Verde tra il rosso porpora
Invidiosa s’infiltra:
Nemica del giorno,
A ogni passo segreta
Trecce di rose
Recide, sinche’ cadono,
Cadono giù, verso la sera, verso l’ombra:
Da una verità
bruciato e assetato:
Ricordi ancora, ricordi, cuore ardente,
Come allora eri assetato?
Che io sia bandito
Da ogni verità,
Solo folle!
Solo poeta!
In quel momento vidi le sue braccia stringere e rassicurare come me tutti i suoi personaggi solitari e carichi d’amore alla deriva sulle vie del disastro, senza sapere (ma abbastanza saggi da non chiedersi) i perché e i per come; e vidi tutti i suoi personaggi consolati e sicuri sotto la sua protezione ed inesauribile umanità: sotto la sua comprensione infallibile di tutto ciò che è vero, al di là dei falsi idoli e dei simboli dai piedi d’argilla, al di là della coltre soffocante dei rapporti cosiddetti sociali, al di là della barriera di silenzio che ci impedisce di comunicare.Fernanda Pivano - parlando di Hemingway nella postfazione de Il vecchio e il mare.
Alda Merini - La sete e la rosa
Pochi sanno che la rosa ha sete
e pensano che Dio l’abbia
creata per loro,
la mettono sul seno
di vecchie baldracche
e la lasciano morire nell’ombra.
L’amatore stacca la rosa
e la regala ad un’altra
e pensa di farle un dono.
La rosa muore di malinconia,
diventa un gambo
ed a lungo andare un chiodo.
Così verrà un giorno
che il mondo sarà pieno di chiodi
perché nessuno ha dato
da bere alla rosa.
Così quando io scrivo i miei versi
tu credi di meritarli
e li metti sulla punta d’uno spillo
e li doni a una stupida ragazza.
Alda merini